Nei giorni scorsi, la Commissione Europea ha pubblicato uno
studio che fornisce dati allarmanti sulle pratiche contrattuali che incidono
sul trasferimento dei diritti d’autore e dei diritti connessi in diversi
settori creativi, e che vedono autori e artisti soffrire una posizione di
svantaggio.
Nello specifico lo studio conferma che, nel settore
musicale, la prassi vede la maggior parte degli artisti trasferire i propri
diritti esclusivi alle case discografiche. In particolar modo, i c.d. session
musicians sembrano essere in una posizione più debole rispetto agli artisti
principali. Gli artisti che hanno partecipato all’indagine hanno riferito di
trovarsi frequentemente di fronte a situazioni di tipo "prendere o
lasciare" durante le negoziazioni con le case discografiche.
Proprio
lo squilibrio di potere tra le parti si conferma uno
dei punti di maggior criticità: oltre il 40 % degli autori e degli artisti
intervistati ritiene che il proprio potere contrattuale sia rimasto invariato
nel tempo, mentre il 38 % ha segnalato un calo negli ultimi cinque anni.
La maggior parte dei titolari dei diritti ritiene che
la
remunerazione ricevuta non sia assolutamente equa. In molti casi, le ragioni di
questa insoddisfazione sono legate alle regole sul trasferimento dei diritti,
come la cessione in cambio di pagamenti forfettari che non tengono conto del
potenziale valore economico delle opere o delle performance, anche perché,
spesso, conclusi in una fase iniziale della carriera artistica.
Dati preoccupanti, in linea con quanto denunciato già lo
scorso anno da una risoluzione del Parlamento Europeo (link).
Uno scenario sconfortante, confermato – nello specifico, nel nostro Paese –
anche dalla ricerca realizzata dall’Università Cattolica di Milano (link), dove, ad esempio, il 91 % degli artisti italiani
intervistati ha dichiarato di non aver formalizzato alcun contratto con una
casa discografica in merito allo streaming della propria musica.
Scarica qui lo studio della Commissione Europea